«La nonna deve andarsene». Con questo titolo e con la richiesta di trasferire i cittadini anziani dalle loro abitazioni o case in alloggi più piccoli, due anni fa la «Süddeutsche Zeitung» suscitò, giustamente, un’ondata di indignazione.
Le persone anziane devono poter decidere autonomamente quando desiderano lasciare la propria casa; lo Stato deve tenersene fuori. Con sgomento ho dovuto constatare che questa richiesta è arrivata anche in Svizzera. L’Ufficio federale delle abitazioni vede un potenziale di densificazione negli edifici unifamiliari più grandi e, a tale scopo, gli anziani dovrebbero lasciare le loro case.
Alla casa unifamiliare si adatta il proverbio inglese «my home is my castle», cioè «la mia casa è il mio castello». Nella casa unifamiliare è stata fondata la famiglia, sono stati cresciuti i figli, accuditi i nipoti e viziati i pronipoti.
Le proprietarie e i proprietari anziani hanno trascorso quasi tutta la loro vita nella casa unifamiliare, si sentono a casa propria e i numerosi ricordi positivi danno loro forza e fiducia.
Le persone anziane non dovrebbero essere strappate alla loro casa familiare e conosciuta, come descrive efficacemente il detto «un vecchio albero non si trapianta». Nella propria casa si deve poter vivere finché lo si desidera.
Non è necessario che ogni idea strampalata proveniente dal «grande Cantone» — così viene talvolta chiamata ironicamente la Germania in Svizzera — venga adottata dall’Amministrazione federale. Piuttosto, occorre rispettare la Costituzione federale: la garanzia della proprietà è sancita dall’articolo 26 Cst.
Ralph Bauert
Direttore
Associazione svizzera dei proprietari fondiari
Regione di Winterthur